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Tiro da 3 punti: indietro 1 metro o 30 anni?

Febbraio 29, 2008

Il tiro da 3 punti ha modificato il basket in maniera sostanziale. Negli ultimi anni si assiste con frequenza crescente ad un preoccupante fenomeno: i tiri da 3 stanno superando per numero quelli da 2, causando un evidente “snaturamento” del gioco.

Introdotto nella NBA nel 1979 e in Italia nel 1983, il tiro da 3 ha rivoluzionato l’attacco e la difesa sul parqet, “allargando il campo” e aumentando le solulzioni offensive per la squadra in possesso di palla, e costringendo il quintetto in difesa a una maggiore attenzione su giocatori divenuti sempre più specialisti del tiro dalla distanza.
Questa introduzione, in un primo tempo spettacolare e interessante, mostra ora l’altra faccia della medaglia.

Non è raro vedere nei campionati europei partite in cui il tiro da 3 diventa la soluzione offensiva più frequente. Questo fenomeno ha conseguenze piuttosto deleterie sulla varietà del gioco: i lunghi prediligono il gioco fronte a canestro, spesso oltre la linea dei 6.25, e dimenticano i movimenti spalle a canestro che per anni hanno contraddistinto il ruolo del pivot; i playmaker classici sono quasi totalmente scomparsi, e sul parquet 2 o 3 guardie tiratrici si alternano nel ruolo di portatore di palla.
Galanda, Ress, Lavrinovic, McIntyre, Vitali sono esempi di queste tendenze nell’attuale campionato di LegaA.

L’ipotesi di spostare la linea indietro di un metro, alla distanza NBA di 7.24metri, parrebbe la soluzione più logica. Ma riguardo l’efficacia? Voci autorevoli propendono addirittura per soluzioni drastiche, come l’abolizione del tiro da 3, o l’assegnazione dei 3 punti solo negli ultimi minuti di gioco.
Di certo un tale ritorno al passato non restituirebbe il basket di Cousy, Mikan o Chamberlain, e probabilmente non andrebbe nella direzione di un’evoluzione della pallacanestro.

Quindi rivolgo a eventuali interessati una domanda: quale sarebbe ai vostri occhi la soluzione migliore?

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