Il tiro da 3 punti ha modificato il basket in maniera sostanziale. Negli ultimi anni si assiste con frequenza crescente ad un preoccupante fenomeno: i tiri da 3 stanno superando per numero quelli da 2, causando un evidente “snaturamento” del gioco.
Introdotto nella NBA nel 1979 e in Italia nel 1983, il tiro da 3 ha rivoluzionato l’attacco e la difesa sul parqet, “allargando il campo” e aumentando le solulzioni offensive per la squadra in possesso di palla, e costringendo il quintetto in difesa a una maggiore attenzione su giocatori divenuti sempre più specialisti del tiro dalla distanza.
Questa introduzione, in un primo tempo spettacolare e interessante, mostra ora l’altra faccia della medaglia.
Non è raro vedere nei campionati europei partite in cui il tiro da 3 diventa la soluzione offensiva più frequente. Questo fenomeno ha conseguenze piuttosto deleterie sulla varietà del gioco: i lunghi prediligono il gioco fronte a canestro, spesso oltre la linea dei 6.25, e dimenticano i movimenti spalle a canestro che per anni hanno contraddistinto il ruolo del pivot; i playmaker classici sono quasi totalmente scomparsi, e sul parquet 2 o 3 guardie tiratrici si alternano nel ruolo di portatore di palla.
Galanda, Ress, Lavrinovic, McIntyre, Vitali sono esempi di queste tendenze nell’attuale campionato di LegaA.
L’ipotesi di spostare la linea indietro di un metro, alla distanza NBA di 7.24metri, parrebbe la soluzione più logica. Ma riguardo l’efficacia? Voci autorevoli propendono addirittura per soluzioni drastiche, come l’abolizione del tiro da 3, o l’assegnazione dei 3 punti solo negli ultimi minuti di gioco.
Di certo un tale ritorno al passato non restituirebbe il basket di Cousy, Mikan o Chamberlain, e probabilmente non andrebbe nella direzione di un’evoluzione della pallacanestro.

Eurolega, obiettivo Final Four
Marzo 20, 2008Si chiude con una vittoria il girone di top16 di Eurolega per Siena. Contro l’Efes già eliminato alla MensSana serviva la partita della vita, per arrivare primi nel girone, evitare il Tau nei quarti di finale e avere la “bella” in casa contro il Fenerbahce. Ora che anche quest’ostacolo e superato, l’obiettivo FinalFour non sembra poi così lontano.
Merito di Sato, al suo top di punti in Eurolega, di un Thornton straripante, di McIntyre che parte forte con 2 assist nei primi minuti, poi si perde ma si ritrova con due tiri da 3 quando gli avversari si riavvicinano, di Stonerook come sempre chirurgico, di un Eze fisicamente dominante, di un Diener che potrà diventare riserva di super-lusso.
Se a questi si aggiungono Lavrinovic, Kaukenas e Romero, si capisce che questa Montepaschi può davvero sognare in grande. Piccola pecca però: oltre ad essere Siena l’unica formazione riamsta a difendere quella che un tempo era la grande pallacanestro di club italiana, lo fa sostanzialmente senza giocatori italiani.
Poco importa di un Berti che gioca 19 secondi, di un Carraretto fuori dal giro della nazionale da anni, o di un Ress che ci vive ai margini. Tanto meno degli “italiani” Stonerook ed Eze, compatrioti solo per matrimonio, e per il regolamento.
Un bell’esempio viene in questa stessa notte di Eurolega da Belgrado. Stesso girone di Siena. Con pochi soldi, ma tanta passione e spinta del pubblico, i giovani serbi del Partizan sconfiggono i più quotati greci del Panatinaikos, eliminandoli dalla corsa europea.
Pekovic, Velickovic, Tripkovic, talenti allenati in casa che garantiscono risultati e futuro alla società. Chissà cosa sarà di Siena quando il budget scenderà a quello delle altre formazioni del nostro campionato. Probabilmente ci troveremo ancora una volta, come negli ultimi anni spesso è capitato, a guardare da spettatori lo spettacolo più bello del basket europeo.
Quindi forza Siena, ma io tifo Partizan.
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