Posts contrassegnato dai tag ‘NBA’

h1

Pazza Denver amala…

Aprile 7, 2008

Altra serataccia per noi tifosi dei Nuggets. I ragazzi del Colorado incappano nella seconda sconfitta consecutiva contro squadre senza velleità di post-season, e mettono a serio repentaglio la propria partecipazione ai playoff.

Dopo i Kings è toccato ai Sonics sconfiggere Iverson e compagni. I Nuggets hanno sfoderato il solito primo tempo, subendo 70 punti con vuoti difensivi allucinanti, recuperando poi nel finale. Ma quando sembrava tranquilla una vittoria fondamentale anche alla luce della sconfitta dei Warriors, una tripla del rookie Kevin Durant ha rimandato il verdetto ai supplementari, complice ancora una difesa completamente assente.

Primo supplementare dunque. Anche questo concluso dalla tripla di Durant. Avanti con il secondo supplementare. E con un’altra sconfitta inopinata, 151-147 il finale.

Io credevo veramente in questa squadra, il talento a disposizione era e rimane di primissima scelta.  Non è possibile però compromettere così la propria stagione, dimostrando di non avere alcuna idea del sacrificio, e della voglia di vincere.
Non sono uno di quelli che imputano sempre le colpe delle sconfitte agli allenatori, tutt’altro. Stasera mi sento però di supportare il tifoso Nuggets che tramite il suo sito chiede, come sto facendo io, la testa di coach Karl.

h1

Tracce di Belinelli

Aprile 5, 2008

Belinelli si sta finalmente scrollando un po’ di polvere dalle spalle. Per meglio dire, Don Nelson gli sta concedendo l’opportunità di usare lo scopino.

In questo convulso finale di stagione per i suoi Warriors, alle prese con la bagarre playoff, Nellie sta finalmente guardando verso il fondo della panchina, verso quel ragazzotto italiano che durante la stagione ha spesso trascurato, non ritenendolo pronto. Nella partita di stanotte contro i Grizzlies, Marco ha avuto l’occasione di giocare più dei soliti 40 secondi, e nei 22 minuti sul parquet ha sfoderato la sua migliore prestazione stagionale.

Il ragazzo di S.Giovanni in Persiceto ha messo in mostra da subito tutto il repertorio, segnando prima in tap-in a rimbalzo, poi con una schiacciata in contropiede quindi con il suo marchio di fabbrica, il tiro da 3. 7 punti in 8 minuti per aprire, 13 alla fine. Già si sprecano i video su youtube per il beniamino del pubblico di San Francisco.

Si sapeva che la stagione da rookie alla corte di Don Nelson sarebbe stata povera di soddisfazioni. Non si pensava così tanto povera. Beli sembra però avere reagito, e lavorato sodo per farsi trovare pronto. Sarà il prossimo anno quello del definitivo giudizio sulla sua capacità di giocare in NBA. We believe.

h1

Best in West

Aprile 2, 2008

Gli Hornets guardano tutti da lassù in cima. Nella stagione più pazza e interessante degli ultimi 10 anni nella Western Conference, i migliori sono proprio i ragazzi di New Orleans. Meglio degli Spurs di Duncan-Parker-Ginobili. Meglio dei Lakers di Kobe-Odom-Gasol. Meglio di Phoenix. Semplicemente meglio di tutti.

Poche gare separano le contendenti dai playoff, e gli Hornets iniziano a sentire il fiato sul collo dei campioni in carica di coach Gregg Popovich, reduci da una striscia aperta di 8 W. Certamente sono l’accoppiamento da sogno in post-season per le 3 in lotta per il 7°-8° posto nella griglia. Denver, Dallas e Golden State se potessero scegliere certamente opterebbero per i ragazzi di Byron Scott: poca esperienza nei momenti importanti, poca tutela arbitrale quando il nome conta.

I ragazzi però non si fanno intimorire, e a 9 gara dal termine della regular season si mantengono saldi al primo posto. Poco importa che qualcuno li consideri ancora oggi come una formazione non da playoff. Grazie a Chris Paul, auteorevole candidato all’MVP stagionale, all’esperienza di David West, a un ritrovato Chandler, alle triple di Peja Stojakovic, sognare a New Orleans non è vietato.

h1

Bentornato Nenè!

Marzo 29, 2008

La vittoria di Denver contro Dallas di giovedì può essere considerata davvero importante. E non solo per il verdetto del campo. A meno di 3 mesi dall’annuncio di un cancro maligno, Nenè Hilario è tornato sul parquet del Pepsi Center.

La sua ultima partita risaliva all’11 gennaio. Dopo l’annuncio della malattia, dalle pagine del suo sito ufficiale, e la sfida più dura. Con l’aiuto di tutti coloro che l’hanno supportato e della sua straordianaria forza d’animo, Nenè è tornato sul campo da gioco dopo 2 mesi e mezzo. I 77″ della sfida contro i Mavs erano null’altro che garbage time in una vittoria fondamentale per la corsa ai playoff dell’Ovest. Ma il pubblico di Denver gli ha tributato un enorme applauso al suo ritorno in campo.

I Nuggets sono in piena corsa a 3 con Mavs e Warriors per 2 posti nella post-season. Certamente l’ala forte brasiliana potrà essere di grosso aiuto. E se malauguratamente i Nugs non dovessero centrare il biglietto per i playoff, avrebbero comunque una mezza ragione di sorridere.

h1

“Perdere e perderemo”: la lunga corsa verso la lottery

Marzo 19, 2008

Giunti a 20 gare dalla fine della regular season NBA, le squadre migliori combattono sul parquet per garantirsi i playoff, e la migliore posizione possibile in vista della post-season.
Ogni anno però un certo numero di team resta con buon anticipo escluso da questa lotta: inizia così la grande corsa verso la lottery pick, una competizione a suon di sconfitte per garantirsi il record peggiore. Vediamo brevemente le cause.

Al termine di ogni stagione si tiene il cosiddetto draft, ovvero la scelta da parte delle franchige NBA dei migliori giocatori provenienti dal campionato universitario NCAA, e in misura crescente dei talenti europei e internazionali.
L’ordine di scelta non è però casuale, ma viene sorteggiato partendo dalle 14 squadre che non prendono parte ai playoff. Succede così che sulle 1000 palline da sorteggiare, 250 appartengano alla squadra con il peggior record l’anno precedente, 199 alla penultima, 156 alla terzultima e così via, come ben spiegato qui.

Come ogni anno dunque, anche questa stagione si sta concludendo con la gara a chi perde di più, in cui vengono mandati in campo giocatori pseudo-sconosciuti e tenuti a riposo i campioni. Quest’anno sembra esserci un vincitore annunciato: molto probabilmente i Miami Heat, con un terrificante record ad oggi di 12W e 54L, si aggiudicheranno le 250 palline, mentre la corsa al penultimo posto è ancora vivissima, con Memphis e Minnesota a 16-50 a inseguire da vicino Seattle, che guida questa classifica alla rovescia con 16-51.

La storia insegna che molto spesso la prima posizione per la lottery non si traduce nella prima scelta al draft, ma per la legge delle probabilità questo alle squadre poco interessa.
Qualcuno potrebbe sostenere la completa follia di questa gara a perdere. Non è che la punta dell’iceberg del grande baraccone della National Basketball Association.

h1

Houston: abbiamo un problema

Marzo 15, 2008

21 vittorie consecutive.
Con quella di questa notte i Rockets hanno infilato la loro 21W, stabilendo la seconda striscia di vittorie più lunga della storia della NBA.

Impensabile, specie dopo l’infortunio a Yao, operato d’urgenza per garantirsi la partecipazione all’evento della vita, le Olimpiadi sul patrio suolo cinese. Ma da allora i texani hanno saputo rimanere forti e uniti, contro tutti quelli che ipotizzavano un altra stagione deludente per McGrady e compagni.
TMac ha preso in mano la squadra con una continuità che mai aveva mostrato fino ad ora. E nell’ultima vittoria contro i Bobcats ha ricevuto l’ovazione del suo pubblico, che ha intonato il coro “MVP,MVP!”.

Domenica i Rockets sfideranno i Lakers nella sfida al vertice della Western Conference, per rimanere soli al comando.
L’obiettivo è quello di aggiungere un’altra pagina al libro dei record.

h1

Rialzati, Mago!

Marzo 9, 2008

To be tough, essere duri. Rialzarsi dopo un colpo subito, per far vedere a chi ti ha colpito di non essere intimorito, di non aver patito il colpo. Questa logica è molto comune nella società e nello sport made in USA, è la logica del football americano. Nel basket, Allen Iverson ne ha fatto il proprio Credo.

Per i giocatori europei nell’NBA è una delle cose da imparare, e Andrea Bargnani sembra averla imparata negli ultimi tempi.
Nella notte di mercoledì un brutto fallo di Alexander Johnson dei Miami Heat l’ha coricato a terra, causandogli la frattura di tre denti e una brutta testata sul parquet, come viene raccontato in questo articolo.

Il Mago ha patito il colpo, ma ha imparato ad essere duro. Dopo 5 minuti sdraiato a terra, si è rialzato e, seppur ancora visibilmente confuso, è andato in lunetta per tirare i liberi. E segnarli entrambi.
Solo allora la sua partita è terminata ed è rientrato negli spogliatoi, per controllare non vi fossero complicazioni più gravi.

Bella prova, Mago.

h1

Pallacanestro al cinema

Marzo 8, 2008

Vorrei proporre in questo post la mia personale classifica dei migliori film sul basket.
Tale classifica sarà sicuramente incompleta ed opinabile, ma potrebbe diventare un interessante spunto per chi ancora non ha visto alcuni di queste pellicole.

1) “Rebound – la vera storia di Earl the Goat Manigault”, la storia di una stella maledetta degli anni ‘60, talento sbocciato al Rucker Park e sfiorito troppo presto. Un piccolo uomo che sognava di sedersi sull’anello, ma finì nella polvere.[info] [film]

2) “He got game”, da Spike Lee una storia tra vita e pallacanestro. Una star liceale alle prese con la scelta dell’Università ritrova suo padre chiuso in carcere, a cui è stata concessa la libertà in cambio della firma del figlio per la squadra del Governatore.[info] [trailer]

3) “Glory Road”, la storia del primo coach che nel 1966 schierò una squadra composta solo di giocatori afroamericani nel campionato NCAA. E a sorpresa vinse il titolo.[info] [trailer]

4) “Space Jam”, un film di animazione con Micheal Jordan. Per recuperare il talento rubato ai suoi colleghi, MJ viaggia nel mondo dei cartoon e con l’aiuto dei Looney Tunes sfida il team degli alieni che si erano impossessati delle abilità dei giocatori NBA. [info] [film]

5) “Chi non salta bianco è”, un eroe dei playground, esperto in truffe, arruola un ragazzo bianco apparentemente incapace. Formeranno un duo inseparabile, in campo e nella vita. [info] [film]

6) “Basta vincere”, incaricato di formare un team universitario, un coach gira gli Stati Uniti alla ricerca dei migliori prospetti. Le grandi somme di denaro portano con loro anche la corruzione. [info] [film]

7) “Un canestro per due”, l’intesa tra due fratelli, sul campo e fuori, viene spezzata da un tragico incidente. Il fratello rimasto sente sulle sue spalle tutta la responsabilità del suo team.Ma non gioca solo… [info] [film]

8 ) “Colpo vincente”, un burbero allenatore diviene responsabile di una squadra di campagna. tra critiche e dissapori con la comunità, i risultati tardano ad arrivare. Le vittorie passano per un ragazzo taciturno ai margini del team. [info] [film]

9) “Coach Carter”, la vera storia di un allenatore che è prima di tutto educatore, e aiuta i suoi ragazzi a diventare uomini, anche con scelte coraggiose.[info] [trailer]

h1

Salary cap: do it American way

Marzo 6, 2008

Ultimamente si è parlato di un introduzione del “salary cap” anche per il beneamato calcio nostrano. In questo post voglio perciò brevemente mostrare in cosa consiste il tetto per gli ingaggi, e come questo viene applicato nel mondo della pallacanestro professionistica americana.

Al fine di garantire una equa distribuzione di talento in tutta la Lega, e favorire quindi la competitività delle franchige, la NBA fissa un tetto massimo per gli stipendi dei giocatori. Superato tale limite, la società (nel regime di “soft salary cap” vigente nella NBA) è costretta a pagare alla Lega una “luxury tax”, ovvero il corrispettivo dell’eccesso di stipendi, che sarà suddivisa tra tutte le franchige che rispettano il tetto.

Un esempio tratto direttamente dagli ultimi giorni di mercato è quello derivato dall’acquisizione di Jason Kidd da parte dei Dallas Mavs. Con l’ingaggio dell’All-star in uscita dai Nets, i Mavs si trovano per quest’anno con un monte salari di 102 milioni di dollari.
Stimando quindi il tetto a 60 milioni di dollari (il 51% dell afflusso di denaro all’NBA) i Mavs saranno costretti a pagare 102-60=42 milioni di $ di luxury tax da suddividere tra le società “rispettose”, oltre chiaramente agli ingaggi dei giocatori.

Cosa garantisce tutto ciò? Innanzitutto una equa distribuzione dei giocatori migliori, o perlomeno di quelli che guadagnano di più. Inoltre, non potendo firmare nuovi contratti, le squadre che superano il cap non hanno possibilità di acquisire nuovi giocatori fuori contratto (i “free agent”), con una conseguente mancanza di rinnovamento del team.

Il regolamento prevede poi una lunghissima serie di eccezioni, per le quali rimando a questo chiarissimo sito.
Chissà come funzionerebbe un modello simile nel calcio italiano. Inter, Juventus e Milan sarebbero costrette a pagare milioni di Euro che andrebbero direttamente nelle casse di Siena, Catania e Reggina, che proprio grazie a questi fondi potrebbero firmare contratti con Ibrahimovic, Kakà o Trezeguet, finendo forse per vincere qualche trofeo, per poi vedere ribaltate le posizioni.
A pensarci bene, l’idea neppure mi dispiace.

h1

Tiro da 3 punti: indietro 1 metro o 30 anni?

Febbraio 29, 2008

Il tiro da 3 punti ha modificato il basket in maniera sostanziale. Negli ultimi anni si assiste con frequenza crescente ad un preoccupante fenomeno: i tiri da 3 stanno superando per numero quelli da 2, causando un evidente “snaturamento” del gioco.

Introdotto nella NBA nel 1979 e in Italia nel 1983, il tiro da 3 ha rivoluzionato l’attacco e la difesa sul parqet, “allargando il campo” e aumentando le solulzioni offensive per la squadra in possesso di palla, e costringendo il quintetto in difesa a una maggiore attenzione su giocatori divenuti sempre più specialisti del tiro dalla distanza.
Questa introduzione, in un primo tempo spettacolare e interessante, mostra ora l’altra faccia della medaglia.

Non è raro vedere nei campionati europei partite in cui il tiro da 3 diventa la soluzione offensiva più frequente. Questo fenomeno ha conseguenze piuttosto deleterie sulla varietà del gioco: i lunghi prediligono il gioco fronte a canestro, spesso oltre la linea dei 6.25, e dimenticano i movimenti spalle a canestro che per anni hanno contraddistinto il ruolo del pivot; i playmaker classici sono quasi totalmente scomparsi, e sul parquet 2 o 3 guardie tiratrici si alternano nel ruolo di portatore di palla.
Galanda, Ress, Lavrinovic, McIntyre, Vitali sono esempi di queste tendenze nell’attuale campionato di LegaA.

L’ipotesi di spostare la linea indietro di un metro, alla distanza NBA di 7.24metri, parrebbe la soluzione più logica. Ma riguardo l’efficacia? Voci autorevoli propendono addirittura per soluzioni drastiche, come l’abolizione del tiro da 3, o l’assegnazione dei 3 punti solo negli ultimi minuti di gioco.
Di certo un tale ritorno al passato non restituirebbe il basket di Cousy, Mikan o Chamberlain, e probabilmente non andrebbe nella direzione di un’evoluzione della pallacanestro.

Quindi rivolgo a eventuali interessati una domanda: quale sarebbe ai vostri occhi la soluzione migliore?